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Oggi vogliamo parlare del momento difficile che stanno vivendo le escort a causa di questa pandemia da Covid-19, molte di loro si trovano in seria difficoltà a causa delle spese che continuano ad esserci ma con la totale mancanza di entrate.

Per esempio c’è Samanta, trans di Napoli che si prostituisce per poter vivere, ci ha detto che ogni mese deve pagare trecento euro di affitto ed in questo periodo è costretta a rimanere a casa.

Sono nove anni che che fa questo lavoro, ci ha detto di aver anche provato a fare altri lavori ma purtroppo la discriminazione verso i trans è molto accentuata e per questo non è riuscita mai a trovare un’altro lavoro.

Onestamente ci ha confessato che quello che fa non gli piace, è stata aggredita molte volte ed anche rapinata ma almeno fino a che non fosse arrivata questa pandemia riusciva a campare ma ora non riesce proprio ad arrivare a fine mese.

Non è un periodo facile questo, sono pochissime quelle che come lei, nonostante la pandemia lavorano ancora, a loro rischio e pericolo, non solo per causa del virus ma anche per gli eventuali verbali che possono prendere.

La situazione è veramente tragica, molte di loro hanno anche figli e non sanno come fare la spesa per poterli sfamare, è notizia di qualche giorno fa che alcune ragazze nigeriane erano state chiuse in casa, senza cibo dalla loro matrona perché questa aveva paura che si potessero ammalare, questa notizia è stata raccontata dal portavoce della piattaforma nazionale anti tratta Dedalus, Andrea Morniroli.

Molte di queste escort si sono organizzate con un vero e proprio smart working da casa, video chiamate, chat erotiche e telefonate a pagamento.

Logicamente anche in questo caso vi è l’esigenza di avere un minimo di conoscenza del pc, alcune riescono tranquillamente a farlo e quindi guadagnano qualcosa ma molte altre non sono proprio capaci.

Sul nostro territorio la prostituzione è legale ma non è riconosciuta, ecco perché queste ragazze non possono usufruire di molti aiuti da parte dello Stato, come spiega la ex escort e fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, Pia Covre.

In altri paesi questa tipologia di lavoro è riconosciuta a tutti gli effetti e logicamente i Governi possono mettere in campo aiuti concreti verso questa fascia lavorativa, in Italia questo non accade e potete immaginare in che situazione si trovino la maggior parte di queste ragazze.

E’ stata anche presentata al Governo una petizione da parte del Comitato per i diritti civili delle prostitute per riuscire a ricevere aiuti economici concreti ma non vi è molta positività verso un esito favorevole.

Per esempio in Irlanda la Sex workers alliance ha costituito un crowfunding per cercare di sostenere il settore, fino ad oggi sono riusciti ad accumulare oltre 15.000 euro, non è una grande cifra ma almeno è un inizio.

Anche in Francia si sta verificando una battaglia messa in campo dal “Syndicat du travail sexuel” che pretende che le prostitute vengano finalmente tutelate dallo Stato.

dobbiamo anche dire che comunque non tutte le sex workers sono state colpite alla stessa maniera da questa pandemia da covid-19, il virus di per se è molto democratico.

Non fa distinzioni di ceto sociale o di razza ma una cosa è certa, le persone più fragili sono sicuramente le più esposte mentre chi guadagnava molto prima, adesso non ha problemi ad affrontare questa crisi.

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